Dopo il Lambrusco, il Trebbiano è probabilmente tra i vitigni più utilizzati per l'elaborazione di mosti necessari alla produzione di Aceto Balsamico di Modena IGP e di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Il Trebbiano ha origini antichissime, risalenti almeno al periodo etrusco-romano. Nella sua «Naturalis Historia» Plinio il Vecchio cita infatti il «Vinum Trebulanum», ottenuto nell'Agro Trebulanis, presso Capua. Inoltre, la pervasiva presenza della «Trebula», cioè della fattoria, ha fatto sì che numerose località dell'Italia antica derivassero da essa il nome, come anche il vitigno ivi allevato, cioè il Trebbiano. Del XIII secolo molte sono le tracce, soprattutto in Centro Italia, del vitigno e del vino «di lusso» che se ne ricavava. Non è un caso che in Francia il Trebbiano sia identificato con l'appellativo di «Ugni Blanc», che ricorda le Eugenie (ossia «dalle nobili origini») dello stesso Plinio.

Nel XIV secolo il Trebbiano inizia a diffondersi in tutta l'Italia centrale, compresa l'Emilia. Notizie di diversi Trebbiani coltivati nel territorio di Modena si hanno già a partire dal XV secolo, mentre del XVI, precisamente del 15 giugno 1542, è una lettera indirizzata all'Aretino dalla moglie di un capitano di ventura, tal Camillo Caula da Modena, che lo ringrazia delle parole che il grande poeta toscano aveva riservato al marito inviandogli «un botticello di Trebbiano».

Ancora un Caula, stavolta Niccolò, non milite ma botanico, nel 1752 annota due Trebbiani, la Trebbiana o Terbiana - che definiva, guarda caso, corsi e ricorsi storici, «la regina delle uve» - e la Trebbianina o Trebbianella.

Nel 1839 di nuovo un botanico, Giorgio Gallesio, visitando l'Emilia parla distintamente della Terbiana e della Terbianella nelle terre dell'Aggazzotti, quel Francesco Aggazzotti giurista, politico, agronomo ed enologo che nel 1867 descrive tre Trebbiani: Trebbiana, Trebbianina comune, Trebbiana di Spagna. Quell'Aggazzotti, soprattutto, la cui lettera autografa del 1862 illustra il metodo di produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

Infine, il dialetto è sempre una cartina al tornasole: frequenti sono le occorrenze di «Óva terbiân» (Trebbiano bianco), «Óva terbianch» (Trebbiano comune bianco) e, appunto, «Óva terbiân ėd Módna» (Trebbiano Modenese).

Il Trebbiano Modenese è coltivato soprattutto nelle aree collinari e pedecollinari della provincia omonima, dove occupa circa il 4% della superficie vitata ed entra nei vini DOC Modena o di Modena, e negli IGT Bianco di Castelfranco Emilia, Emilia o dell'Emilia.

Il vino di Trebbiano Modenese ha un buon tenore alcolico, una bella acidità e un elevato contenuto di polifenoli, che gli conferiscono una bella struttura. Presenta un colore giallo paglierino intenso e brillante, aromi floreali e fruttati, freschi anche a maturazione avanzata, molto persistenti al gusto, ma mai invadenti.

Per queste sue caratteristiche qualitative il Trebbiano Modenese si presta particolarmente sia per tagli con altri vitigni bianchi di maggior spessore, sia per essere vinificato in purezza per ottenere vini fermi secchi, frizzanti o spumanti, sia per fare brandy o basi alcoliche per altri distillati.

Nella sua versione giovane o spumante è un vino adatto per un aperitivo estivo a base di crudità e finger food oppure abbinato a un bel piatto di alici marinate servite con una morbida e dolce burratina pugliese. In veste più matura e strutturata, derivante da una macerazione più o meno spinta, è indicato con primi piatti, come dei maccheroncini al torchio al sugo di tonno, pesce azzurro o un bel fritto misto di pescato oppure in accompagnamento a una gustosa frittata di asparagi o a un crescione farcito con erbe di campo.

Ma l'aspetto più importante è la semplice gioia di bere che dona il Trebbiano, tanto quanto la felicità che regala una goccia di Aceto Balsamico di Modena Mazzetti l'Originale!